Rischi prevalenti sul territorio


I rischi presenti sul territorio comunale sono diversi, tra questi il principale è il rischio idrologico per la presenza dei torrenti Scrivia, Grue, Ossona e Ossonella, di numerosi rii e di un'estesa rete di roggie.
 

Rischio idrogeologico

Rischio industriale

Rischio incendio boschivo

 
 

Rischio idrogeologico

Il dissesto idrogeologico rappresenta per il nostro Paese un problema di notevole rilevanza, visti gli ingenti danni arrecati ai beni  e, soprattutto, la perdita di moltissime vite umane. In Italia il rischio idrogeologico è diffuso in modo capillare e si presenta in modo differente a seconda dell’assetto geomorfologico del territorio: frane, esondazioni e dissesti morfologici di carattere torrentizio, trasporto di massa lungo le conoidi nelle zone montane e collinari, esondazioni e sprofondamenti nelle zone collinari e di pianura.

In  termini analitici, il rischio idrogeologico è espresso da una formula che lega pericolosità, vulnerabilità e valore esposto:
Rischio = pericolosità x vulnerabilità x valore

La pericolosità esprime la probabilità che in una zona si verifichi un evento dannoso di una determinata intensità entro un determinato periodo di tempo (che può essere il “tempo di ritorno”). La pericolosità è dunque funzione della frequenza dell’evento. In certi casi (come per le alluvioni) è possibile stimare, con una approssimazione accettabile, la probabilità di accadimento per un determinato evento entro il periodo di ritorno. In altri casi, come per alcuni tipi di frane, tale stima è di gran lunga più difficile da ottenere.
La vulnerabilità invece indica l’attitudine di un determinata "componente ambientale" (popolazione umana, edifici, servizi, infrastrutture, etc.) a sopportare gli effetti in funzione dell’intensità dell’evento. La vulnerabilità esprime il grado di perdite di un dato elemento o di una serie di elementi risultante dal verificarsi di un fenomeno di una data "magnitudo", espressa in una scala da zero (nessun danno) a uno (distruzione totale).
Il valore esposto o esposizione indica l’elemento che deve sopportare l’evento e può essere espresso o dal numero di presenze umane o dal valore delle risorse naturali ed economiche presenti, esposte ad un determinato pericolo. Il prodotto vulnerabilità per valore indica quindi le conseguenze derivanti all’uomo, in termini sia di perdite di vite umane, che di danni materiali agli edifici, alle infrastrutture ed al sistema produttivo.
Il rischio esprime dunque il numero atteso di perdite di vite umane, di feriti, di danni a proprietà, di distruzione di attività economiche o di risorse naturali, dovuti ad un particolare evento dannoso; in altre parole il rischio è il prodotto della probabilità di accadimento di un evento per le dimensioni del danno atteso.
Torrente Scrivia
Il corso d’acqua principale che attraversa il territorio comunale di Tortona è il torrente Scrivia che nasce dalla confluenza, presso il comune di Montoggio (GE), del torrente Laccio e del torrente Pentemina, entrambi provenienti dal monte Prelà (Appennino Ligure) percorrendo poi un tratto lungo circa 88 km fino a gettarsi nel Po presso Cornale (PV). Giunto a Cassano Spinola (AL) il letto del torrente si allarga enormemente raggiungendo anche il km di ampiezza e divagando in molti rami secondari. In questo tratto il torrente non riceve tributari significativi ma solo alcuni modesti corsi d'acqua in destra idrografica come il torrente Castellania-Bruto, proveniente dai Colli Tortonesi. Tortona riceve da destra le acque del torrente Ossona e a Castelnuovo Scrivia riceve, sempre da destra, il suo ultimo affluente: il  Grue.
 

Reticolo idrografico minore e artificiale

Particolarmente ben strutturato risulta essere il reticolo idrografico secondario e quello artificiale.
Torrente Ossona: presenta un andamento sud est – nord ovest. Segna il confine con il comune di Carbonara Scrivia. In prossimità dell’area urbana, a nord del bivio per Carbonara Scrivia, getta le sue acque nello scolmatore che dopo aver attraversato al ex SS10 con direzione estovest, confluisce nel torrente Scrivia.
Torrente Grue: segna buona parte del confine con Viguzzolo prima di confluire nel torrente Scrivia nel comune di Castelnuovo Scrivia.
Roggia Fraschetta: scorre in sponda sinistra del torrente Scrivia, ha le diramazioni nelle rogge Terzo di Rivalta, Vero, Marencano e Cerca; quest’ultima scorre per un lungo tratto nella porzione occidentale del territorio comunale con direzione nord-sud.
Roggia Maghisello: scorre in sponda destra del torrente Scrivia dove si dirama in Cadè, S. Sisto, Ronco. Presenta diversi tratti tombinati.
 
 

Rischio industriale

Al fine di garantire elevati standard di sicurezza all’interno di stabilimenti o aziende che detengono o utilizzano sostanze pericolose, per fronteggiare il rischio di incidente rilevante, per ridurre o mitigare gli effetti, la normativa vigente prevede numerosi disposizioni, che impongono diverse attività di previsione e prevenzione indirizzate a ridurre i possibili rischi e le relative conseguenze. Sono individuate le sostanze pericolose (comprese quelle classificate come "pericolose per l'ambiente"), tali da poter dar luogo ad incidenti rilevanti ed esporre al rischio di emissioni, incendi o esplosioni di grave entità. Vengono definiti quali impianti industriali devono essere sottoposti al controllo di un responsabile (indicato dalla normativa attuale "Gestore"). Per la previsione e prevenzione del rischio, i gestori degli stabilimenti hanno molti obblighi da adempiere: uno fra i più importanti è quello di compilare una scheda informativa contenente tutte le notizie riguardanti lo stabilimento, il processo produttivo, le sostanze pericolose trattate o stoccate, le loro caratteristiche, i possibili incidenti, gli effetti di questi sull’uomo e sull’ambiente, nonché i sistemi di prevenzione e le zone a rischio, con le misure di protezione da adottare nelle stesse. I gestori devono inoltre, redigere un Piano di Emergenza Interna (PEI) dello stabilimento, che comprenda tutti i sistemi di protezione per evitare che in caso di incidente, i suoi effetti si estandano al di fuori dello stabilimento.
Molto spesso i sistemi di sicurezza dell’industria sono un’ottima barriera che riduce fino ad annullare gli effetti di un incidente industriale in modo tale che l’esterno non ne venga interessato. Tutti gli adempimenti del gestore vanno notificati in sede locale anche alla Regione, al Prefetto e al Comune sul cui territorio ha sede lo stabilimento. Quando l’incidente non viene contenuto e sconfina fuori dallo stabilimento, si attivano una serie di misure raccolte in uno strumento chiamato Piano di Emergenza Esterna (PEE) che mira a salvaguardare le persone che possono essere colpite dagli effetti dell’incidente e che vivono nelle vicinanze dell’impianto. È compito del Prefetto predisporlo, fino all’attuazione dell’art. 72 del D.lgs. 31.03.1998 n° 112. Un ruolo importante nella prevenzione del rischio è svolta da una valida informazione della popolazione e dei lavoratori. Più le persone sono informate meglio si comportano nel momento dell’emergenza senza farsi prendere dal panico. Per questo, il Sindaco del comune dove è situato lo stabilimento industriale a rischio di incidente rilevante ha il compito di informare immediatamente la popolazione, a qualsiasi titolo presente sul suo territorio, delle indicazioni riportate nella "Scheda informativa" redatta dal gestore dello stabilimento. Nel territorio del Comune di Tortona sono presenti tre aziende soggette al D. L.vo. 334/99 (Legge Seveso) per le quali la Prefettura di Alessandria ha predisposto un Piano di Emergenza Esterno per la gestione delle emergenze che coinvolgono le aree adiacenti esterne agli stabilimenti.

Le aziende sogette a notifica ai sensi del D. L.vo 334/99 sono:
- AUTOSPED S.r.l;
- NOBEL SPORT MARTIGNONI S.p.a.
- BOERO BARTOLOMEO S.p.a
 
Sono inoltre presenti importanti poli logistici di livello primario a scala nazionale (centri di movimentazione merci e autotrasporto merci per conto terzi):
- il "Polo logistico Gavio"
- l’Interporto di Rivalta Scrivia
Si cita inoltre la presenza del "Parco Scientifico Tecnologico e delle Telecomunicazioni in Valle Scrivia", situato di fronte all'interporto di Rivalta Scrivia.

 

 

Rischio incendio boschivo

Analizzando le cause di origine degli incendi boschivi, si rileva che solo il 2% è di origine naturale. La principale causa, degli incendi boschivi rimane l’uomo con le sue attività, spesso dovuta alla insufficiente attenzione, quando svolge attività nelle aree boschive o compie atti criminali a fini di lucro, appiccando gli incendi anche con ordigni ed inneschi.
Questi ultimi si propagano con grande facilità soprattutto durante i mesi estivi quando le temperature raggiungono valori elevati, in presenza di forti venti e molta vegetazione secca. In questi casi la lotta contro gli incendi diventa molto difficile poiché il fuoco si propaga alle chiome con grande rapidità e si espande velocemente lungo le pendici.
I danni provocati sono generalmente elevati poiché oltre alla perdita del materiale legnoso le piante rimanenti rimangono esposte a lunghi periodi di sofferenza da cui traggono vantaggio funghi ed insetti che possono diffondersi su superfici molto estese. Oltre la metà degli incendi è attribuibile a cause colpose, nella maggior parte dei casi attribuibili ai lavori colturali che si effettuano con estrema disattenzione nelle campagne vicino ai boschi (Ripuliture di terreni dalla vegetazione secca, distruzione dei residui di potature dei noccioleti, oliveti, castagneti).
Molto significativi sono gli incendi che si verificano per cause dolose, come quelli causati dai piromani (Individui che manifestano disturbi della personalità), e da diversi tipi di incendiari. Tra le cause degli incendi: rinnovo del pascolo con il fuoco in modo incontrollato, possibilità di acquisto di terreni deprezzati a causa degli incendi, ritorsioni, fenomeni legati al bracconaggio di animali, interessi legati all’attività edilizia sulle zone percorse dal fuoco, al rimboschimento o alle attività di spegnimento.

Numerosi fattori intervengono nella rapidità di diffusione del fuoco che vanno tenuti presenti quando gli incendi si manifestano e che condizionano le modalità di intervento, per esempio la pendenza e la morfologia del suolo, l’esposizione, l’altitudine, la struttura e la composizione delle superfici boschive. È evidente che gli incendi radenti sono meno gravi poiché il passaggio del fuoco avviene con una certa rapidità e nel caso delle latifoglie, nonostante i danni, la maggior parte delle specie è in grado di ricacciare dalle ceppaie e di ricostituire il soprassuolo nell’arco di 4-5 anni.
Quando l’incendio si propaga nella parte alta della vegetazione o nella chioma, i danni sono più gravi e a causa dell’elevato calore sprigionato dalla massa combustibile. Quando gli incendi sono frequenti in una stessa zona, il terreno s’impoverisce di sostanze nutritive, la vegetazione si dirada e il suolo è preda dei fenomeni di dilavamento delle acque, di erosione e di dissesto idrogelogico. La legge quadro in materia di incendi boschivi del 21 novembre 2000, n. 353, ha introdotto il reato specifico di incendio boschivo (art. 423-bis c.p.), la perimetrazione ed il catasto delle aree percorse dal fuoco, il coordinamento degli interventi fra Stato e Regioni nelle attività di previsione, prevenzione e spegnimento degli incendi boschivi.
 
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