Pinacoteca


La quadreria, attualmente non è ancora fruibile dal pubblico, tranne che per alcune opere esposte nella sede della Biblioteca Civica in via Mirabello 1 (L'Assedio di Tortona di Andrea Gastaldi ed un lacerto d'affresco proveniente dal Portico del Convento dell'Annunziata) e per una pregevole tela di Angelo Barabino Pascolo alpestre, visibile presso la Pinacoteca C.R. Tortona in corso Montebello 6.
La collezione artistica è ricca di 150 opere, bastevoli appena a dare un'idea della cultura artistica tortonese tra XVI e XX secolo.
Il nucleo più antico è rappresentato da una serie di opere di soggetto religioso, presumibilmente provenienti da chiese e conventi soppressi.

C'è una Madonna col Bambino, olio su tavola del castelnovese Alessandro Berri (1568), la Resurrezione di Lazzaro di Giovan Mauro della Rovere detto il Fiamminghino (1617), Sant'Agata curata da San Pietro di scuola del Cerano (metà '600), un Martirio di due santi guerrieri di Andrea Celesti (1637-1712).
Da questi si distaccano per argomento una Bambocciata attribuita a Faustino Bocchi (1659-1741) e una copia o variante d'autore datata 1660 de La clemenza di Alessandro di Charles Le Brun.
Consistente è la galleria dei ritratti, che inizia con uno splendido Marchese di Durazzo di Hyacinte Rigaud (1659-1743), prosegue con un bel mezzo busto di Vittorio Amedeo III re di Sardegna databile al 1774-75, per concludersi con la ritrattistica contemporanea che immortala alcuni tortonesi illustri quali il compositore Lorenzo Perosi (1872-1956), il santo Luigi Orione (1872-1940) e il politico Giuseppe Romita (1887-1958).
Tutta basata su riferimenti storici è la pittura di Giuseppe Savina (1824-1849), un valente pittore romantico tortonese, allievo di Hayez, ma morto troppo giovane (a soli 25 anni) per raggiungere la fama che il talento, già evidente nelle prove accademiche conservate nella civica quadreria, sicuramente gli avrebbe procurato.
Ben documentata è la delicata e varia pittura di Cesare Saccaggi (1868-1934); di sicuro interesse artistico sono poi i paesaggi dei pittori tortonesi tra Ottocento e Novecento, alcuni noti anche al di fuori dell'ambiente locale: Angelo Barabino (1883-1950), Mario Patri (1883-1952), Pietro Dossola (1887-1974).

Un discorso a parte merita senz'altro la grande tela (cm 374x567) di Andrea Gastaldi, già citata, che ricorda uno degli episodi classici della storia tortonese: l’assedio del Barbarossa.
Tortona, fedele alla sua alleanza con Milano, piuttosto che accordarsi con i Pavesi, preferisce fronteggiare le truppe dell'imperatore.
Dopo due mesi di durissimo assedio, il 18 aprile 1155 i Tortonesi sono costretti ad arrendersi stremati dalla fame e soprattutto dalla sete, perché i nemici hanno avvelenato l'acqua della fonte che serviva il castello.
Il quadro del Gastaldi fissa proprio questo drammatico momento: La sete dei Tortonesi (1867) è infatti il titolo dell'opera appartenente alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, ma concessa in deposito al Comune di Tortona fin dal 1937.
La fortezza di Tortona è protagonista anche di un limpido acquarello a firma di Pietro Bagetti, che la immortala in tutta la sua imponenza sullo sfondo del paesaggio dello Scrivia da parte delle truppe francesi nel 1796.
E' questa l'ultima veduta di Tortona con il suo storico castello: nel 1801 il forte fu demolito pressochè totalmente per ordine di Napoleone.

Completano le Raccolte Artistiche un Compianto sul Cristo morto, gruppo di cinque statue in terra cotta policroma di anonimo ma valente plastificatore lombardo-piemontese del 1570-80, e una piccola ma significativa galleria di busti, in marmo o gesso, di personaggi che hanno variamente illustrato la storia tortonese, da Napoleone Bonaparte ai generali Giuseppe Passalacqua (1794-1849) e Antonio Ferrari (1816-1886), medaglie d'oro del Risorgimento.
  • Condividi:
  • Twitter
  • Aggiungi a Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • OKNotizie

CERCA


AVVISI PUBBLICI


I NOSTRI SOCIAL