Museo Archeologico - Approfindimento


Cenni storici

Ordinato nei primi anni di questo secolo (1905) ad opera della Società per gli studi di Storia, Economia ed Arte nel Tortonese (sorta nel 1903 ed ancora attiva come Società Storica Pro Iulia Dertona) trovò sistemazione a Palazzo Guidobono nel 1955, dopo i lavori di restauro che avevano interessato l'edificio dal 1938. Il primo nucleo di materiali (soprattutto lapidi e reperti fittili) risale al 1891, quando la preziosa collezione archeologica del cav. Cesare De Negri Carpani, alla sua morte e secondo le sue volontà testamentarie, venne divisa fra Alessandria e Tortona. Nel 1905 la raccolta si arricchì per la donazione alla città, da parte del vescovo mons. Igino Bandi, di importanti pezzi (tra cui il sarcofago di P. Elio Sabino) fino ad allora conservati in Cattedrale e nel Palazzo Vescovile.

Attualmente il Museo raccoglie più di 2000 reperti, testimonianze tanto concrete quanto affascinanti della storia locale, dalle epoche più remote al Medioevo. Del resto il nome di Tortona si può leggere anche nei libri di geologia e già nelle primissime pagine di quelli di storia. Infatti, Tortoniano ha nome uno dei piani del Miocene (che termina 7 milioni di anni fa) e lo Sperone di Tortona è una tipologia geologica le cui successive, varie formazioni sono abbondantemente fossilifere.
Il Museo possiede una interessante raccolta di fossili locali ed è in grado di documentare anche la più antica presenza dell'uomo nella nostra zona: un cranio neolitico, appartenuto probabilmente ad un maschio di 20 anni e risalente al quarto millennio a.C., alcuni pezzi di corna di cervo lavorate e selci scheggiate costituiscono il piccolo, ma significativo retaggio della presenza umana nel Tortonese prima dell'epoca storica.

L'origine di Tortona sembra potersi far risalire con sempre maggior certezza ad un insediamento preistorico ligure sulla collina del castello, tra l'VIII e il V secolo a.C..
In effetti, durante lavori di recupero, consolidamento, studio stratigrafico del muro romano di Via alle Fonti sono stati rinvenuti frammenti ceramici dell'età del ferro, che assieme al materiale laterizio proveniente dal castelliere del Guardamonte di Gremiasco rappresentano il nucleo ligure del Museo. La civiltà gallica è presente con diverse fibule intere o frammentarie, mentre qualche bel vaso di bucchero testimonia che gli Etruschi sono passati di qui. Il Museo, comunque, si qualifica soprattutto per il materiale romano, proveniente da Julia Dertona, la seconda colonia romana dedotta tra il 40 ed il 30 a.C. sul territorio della più antica Dertona, sorta nel 120 a.C. circa, a seguito di una colonizzazione d'età repubblicana, di poco successiva a quella promossa da Caio Gracco. Altre fonti letterarie antiche (in particolare Livio, Ab Urbe condita XXXII, 5, 49 e Strabone, Geographicon V, I, 11) collocano Dertona tra le città romane nobili e degne di considerazione e come importante nodo stradale. In effetti, alcuni dei pezzi conservati nel museo sono di così singolare bellezza o di proporzioni tali da confermare l'ipotesi che la città fosse grande, fiorente e ricca di edifici pubblici e di templi.
Fra i reperti, particolarmente interessanti e pregevoli sono:
- il sarcofago marmoreo di Publio Elio Sabino (sec. III d.C.);
- la lapide dei tre ciabattini, stele d'arenaria (sec. III d.C.);
- il pavimento a mosaico policromo (età imperiale);
- le fistulae plumbeae dell'acquedotto (età imperiale);
- le lucerne fittili e le anfore vinarie;
- la collezione di monete.

Stando alle testimonianze d'epoca, per altro non prive di riscontri in studi recenti, Tortona sarebbe la più antica colonia romana del Piemonte e sembra poter vantare questo primato anche come diocesi. Sebbene abbia scarsi fondamenti storici la tradizione che attribuisce già alla fine del I secolo, l'evangelizzazione del territorio dertonino e la fondazione della diocesi di Tortona ad opera del vescovo Marziano, martire nel 122 d.C., è invece accertato che alla metà del IV secolo Dertona è sede vescovile ed il suo vescovo Innocenzo appare a capo di una comunità cristiana solida ed attiva. Se si tien conto della datazione e del numero delle iscrizioni (54 fino al VI sec.) e delle lucerne fittili (46) paleocristiane rinvenute, si hanno elementi sufficienti a fare di Tortona una delle località dell'alta Italia che possono vantare la più grande antica diffusione del cristianesimo. In particolare, per quanto riguarda le iscrizioni, sono ben 70 quelle riunite nel lapidario paleocristiano del Museo. Qui è anche la lapide di Crescentia datata 434 d.C., che rappresenta la più antica testimonianza certa del Cristianesimo a Tortona. Queste epigrafi paleocristiane (V-VIII sec. d.C.), tutte di destinazione funeraria, costituiscono una preziosa documentazione della situazione di Tortona nei "secoli bui" dell'Alto Medioevo e consentono, ad esempio di cogliere visivamente il progressivo imbarbarimento della lingua, nella fase di passaggio dal latino al volgare. Alcuni frammenti di lapidi, scritte in caratteri greci, sono particolarmente interessanti quali rari documenti della presenza a Tortona dei Bizantini nella seconda metà del 500 d.C.. Tutto sommato ben rappresentato nel Museo (con oggetti di fine oreficeria) è il periodo (490-555 d.C.) dell'insediamento dei Goti di Teodorico, che aveva eletto la città a "granaio della Liguria", come scive Cassiodoro nelle sue "Variae". Dai primi anni del 600 e fino al 773 d.C., cioè per quasi due secoli, Tertona è soggetta ai Longobardi; il museo documenta anche questa così stabile e prolungata presenza, sebbene solo con poca suppellettile domestica.
Grazie al suo ben munito castrum ed alla sua posizione ben difendibile,, a differenza delle vicine Libarna, Iria, Forum Fulvii che nel Medioevo decadono irrimediabilmente fino all'estinzione, Tertona, malgrado alcuni inevitabili "passaggi di mano" (dai Goti ai Bizantini, ai Longobardi, ai Franchi), varca la fatidica soglia dell'anno 1000 in condizioni di sostanziale tranquillità e floridezza. Il nucleo dei materiali di epoca medioevale, purtroppo, non è abbondante come quello romano; tuttavia, non manca di interesse

Da segnalare sono:
- la collezione di ceramica (200 frammenti), graffita, dipinta, monocroma ed invetriata, soprattutto di produzione locale;
- l'arca reliquiaria del 1210, appartenuta al convento benedettino di S. Stefano (area di Palazzo Canegallo, in piazza Malaspina), che reca scolpite a bassorilievo sui lati figure dei santi, martiri e vescovi. Sono effigiati Germano, Demetrio, Vittore, Eustachio, Cosma, Giacomo, Filippo, Barnaba, Lorenzo e Biagio. Sono solo ricordati col nome diversi beati: Nabore, Felice, Simone, Giuda, Teodoro, Luca, Arsenio, Cipriano, Afra;
- gli esemplari della monetazione prodotta dalla zecca di Tortona (sec. XIII). Il privilegio di batter moneta fu concesso ai Tortonesi nel 1248 da Federico II di Svevia, in un momento in cui evidentemente la città si manteneva su posizioni filo-imperiali, come non aveva fatto in precedenza con l'avo, Federico Barbarossa, meritandosi da questi l'assedio e la distruzione nel 1155. Se a questo punto, grazie alla nostra pur sommaria descrizione, a qualcuno fosse sorto dell'interesse per l'antica storia tortonese e volesse constatarne di persona le testimonianze conservate nel Museo Civico, diciamo subito che, al momento, il suo desiderio non può trovare soddisfazione. Infatti, dall'ottobre del 1989 il Museo è ufficialmente chiuso al pubblico in attesa della conclusione degli interventi (attualmente in corso) di riqualificazione funzionale dell'edificio e di riallestimento museo grafico delle collezioni. Il progetto di ristrutturazione del Museo prevede il progressivo recupero degli spazi sotterranei e del porticato, con il conseguente ampliamento della superficie espositiva ed un più razionale allestimento, in grado di soddisfare le moderne esigenze di fruibilità del pubblico.
Per curiosità segnaliamo che nei lavori di ristrutturazione del museo sono comparsi,sotto il pavimento, murature romane e depositi di epoche anteriori che si intenderebbero recuperare (progetto Museo nel Museo).
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